Fu uno dei primi boss siciliani che operò anche per un periodo negli Stati Uniti, inventando il sistema delle estorsioni (u' pizzu) e collegando la mano nera americana alla mafia sicula.
Vito Cascioferro, visse a Bisacquino prima come giovane anarchico poi presidente dei Fasci di Bisacquino, partecipò alla "occupazione delle terre" del 1892 rifugiandosi poi in Tunisia per la repressione ordinata dal Ministro degli Interni Francesco Crispi.
Nel 1901 emigrò negli Stati Uniti e negli ambienti anarchici di Paterson fu accolto come "reduce dei gloriosi moti siciliani del 1892", divenendo però ben presto l'eminenza grigia della "Mano Nera" dell'epoca. Don Vito inventò il racket delle estorsioni: "fateci bagnare u' pizzu", il becco, cioè il "Pizzo", dicevano gli strozzini della mala alle vittime designate. Le lettere estorsive venivano "firmate" con l'impronta di una mano nera; la prima lettera comparve nel 1903 ed il fenomeno si sparse anche nel Canada.
Stabilitosi a New York per un breve periodo della sua vita, Don Vito Cascio Ferro fu costretto a fuggire a New Orleans in seguito al famigerato "delitto del barile" (nel quale Don Vito Cascio Ferro uccise brutalmente, tagliò a pezzi e chiuse dentro ad un barile, Benedetto Madonia, che aveva cercato di stabilire il proprio gruppo di falsari dentro al territorio di Cascio Ferro).
Nel 1909 fu sospettato di essere l'autore dell'assassinio a tradimento, avvenuto la sera del 12 marzo a Palermo davanti al cancello del giardino Garibaldi con quattro colpi di pistola, del poliziotto Joe Petrosino, il pioniere della battaglia contro la criminalità italo-americana. Il giorno in cui Don Vito Cascio Ferro viene arrestato per la morte di Petrosino ha in tasca un biglietto - il cui contenuto rimane sconosciuto - scritto dalla bella Sophie Knieland (moglie dell'anarchico Gaetano Bresci), vittima a suo tempo dello "sgarbo" compiuto dall'accanito avversario dei senza-legge, Joe Petrosino. Il criminale senza scrupoli Vito Cascio Ferro fu prosciolto dall'accusa a causa dell'alibi fornitogli da un deputato dell'epoca, Domenico De Michele Ferrantelli.
Cascio Ferro fu arrestato per 69 volte per vari crimini e fu sempre rilasciato. Fu messo in carcere dal "Prefetto di Ferro" Cesare Mori durante il periodo fascista nel 1927, con l'accusa di essere il responsabile dell'omicidio di Gioacchino Lo Voi avvenuto nel 1923; le prove raccolte contro Don Vito furono considerate sufficienti per mandarlo all'ergastolo. Cascio Ferro morì in carcere nel 1943 durante un bombardamento americano. In realtà il carcere fu evacuato per paura dei bombardamenti degli americani e Cascio Ferro fu "dimenticato" in cella, morendo di fame e di sete nelle settimane successive. Poco prima di morire, incise sulle pareti della sua cella una frase che gli sopravvisse di qualche anno: "Vicaria, malatìa i nicissitàti: si vìdi lu cori di l'amicu" ("Vicaria, malattia e bisogno: (allora) si vede il cuore dell'amico"). Vicaria era il vecchio nome del carcere dell'Ucciardone.