Storia
EtimologiaSu questo nome, che sicuramente ha subito delle trasformazioni nel corso degli anni, sussistono molte perplessità circa la sua origine: è nome "arabo" oppure "latino"? Il nome si posterebbe ad una traduzione dal latino: "DUE (BIS)" sorgenti d'acqua, che alimenterebbero dei corsi d'acqua non lontani dal paese. La tesi verrebbe suffragata dal fatto che "effettivamente" anche in arabo, alcune parole risultanti dalla composizione del nome, potrebbero avere un nesso con l'acqua. Comunque si può tranquillamente affermare che l'origine del nome "BISACQUINO" è araba e che la traduzione più verosimile è: "PRODI# o "VALENTI FABBRI". Infatti a precise informazioni si sa che il paese ha un'antica tradizione nell'arte di lavorare il ferro. Periodo Borbonico (1816 - 1860) Dopo il congresso di Vienna, il governo borbonico che si insidia nel regno delle due Sicilie dà inizio alla riforma amministrativa, modificando radicalmente l'organizzazione pubblica ed in modo particolare quella degli Enti Locali. Il sistema feudale viene abolito, il Comune è amministrato dal Sindaco e dal Decurionato (Consiglio Comunale), il territorio dell'isola viene diviso in sette intendenze e al vertice della vita politico-amministrativa di ciascuna c'era un intendente. Bisacquino viene assegnato all'intendenza di Palermo e al distretto di Corleone; viene modificato il suo stemma (la stella viene sostituita con l'aquila), il nome di Busacchinu con Bisacquino e il Comune obbligato alla tenuta dei registri di stato Civile (nascita, morte e matrimoni). Durante la rivoluzione del 1848 a Bisacquino si forma un comitato presieduto dal Sindaco, per occuparsi della sicurezza pubblica denominata "Guardia Civica" e tre deputati vengono mandati al Parlamento siciliano quali rappresentanti della cittadinanza. Soffocata la rivoluzione, fu ripristinato in tutta la Sicilia l'ordine da parte del governo borbonico. Fra gli arrestati politici vi fu anche l'abate Don Giuseppe Fiorenza, ritenuto uno dei capi rivoltosi, direttore del giornale politico "Il Cittadino". Garibaldi in Sicilia : 1860 - 1861 Bisacquino diede il suo contributo all'impresa di Garibaldi in Sicilia con l'arruolamento di giovani volontari che si aggregarono al colonnello Orsini, inseguito dall'esercito borbonico, a cui, nel 1910, fu intitolata alla memoria, una strada principale del paese. Regno d'Italia 1861 - 1946 Il plebiscito per l'Unitá d'Italia confermò che la quasi totalitá dei bisacquinesi aderì al Re Vittorio Emanuele. Sorsero presto dissensi contro il governo sabaudo per l'introduzione dell'obbligo della leva militare per i giovani, la soppressione delle corporazioni religiose e la mancata riforma agraria. Le leggi emanate dopo l'unità non avevano rispettato la promessa delle terre ai contadini. Le condizioni di vita della stragrande maggioranza della popolazione, essendo alquanto disastrose, sfociarono nei movimenti dei Fasci Siciliani che ebbero a Bisacquino un ruolo rilevante che determinò, da parte del Capo del Governo Francesco Crispi, lo stato d'assedio su tutta la Sicilia, lo scioglimento dei fasci e l'avvio della repressione organizzata del movimento cittadino. In tale contesto la via dell'emigrazione rappresentò un'alternativa alla miseria. Il movimento migratorio fu diretto in gran parte verso le Americhe.Molti emigrati bisacquinesi e i loro figli si affermarono nella vita sociale del paese ospitante, fra i quali: il regista cinematografico Frank Capra (FOTO 1 / FOTO 2), l'ingegner Giuseppe Genovese, fondatore del "Corriere Siciliano", il sindaco di New Orleans Giuseppe D'Anna, ecc. Nel medesimo periodo vá registrata anche la nascita della mafia ("cosa nostra") ad opera del "bisacquinese" don Vito Cascioferro (FOTO 3), che, da capo sindacalista fecente parte dei fasci, si trasforma in capomafia.Il periodo del fascismo Per il nostro paese, in un primo momento, rappresentò un periodo di rinascita, sia per gli aiuti rivolti ai lavoratori, grazie alla costruzione di opere pubbliche (ferrovie, acquedotto e fognature), che per la sicurezza garantita ai cittadini, attraverso la repressione operata contro la mafia locale, ma l'accoglienza calorosa dei bisacquinesi ai militari alleati anglo-americani testimonia il triste epilogo del Regno Sabaudo e del Fascismo. La Repubblica: dal 1946 ad oggi Nelle elezioni politiche e amministrative si afferma il partito della Democrazia Cristiana; inizia una nuova emigrazione verso i paesi europei (Germania, Svizzera, Francia). La Mafia riprende il potere avuto nel periodo pre-fascista; il movimento contadino, guidato da Pio La Torre, a Bisacquino fa sentire la sua voce con l'occupazione del feudo di S. Maria del Bosco. Il "Boom Economico" degli anni 60 a Bisacquino avviene a seguito delle rimesse degli emigrati. Nel referendum popolare, la maggioranza dei bisacquinesi risulta contraria al divorzio. |